Segavecchia: cena e spettacolo di beneficenza

Segavecchia: cena e spettacolo di beneficenza

Oltre 130 magionesi si sono ritrovati nella serata di sabato 29 marzo presso la sala parrocchiale per una conviviale di beneficenza , che è culminata nella tradizionale “celebrazione” del Segavecchia. L’evento, primo di una lunga serie, è stato organizzato dal “Comitato della festa del S.S. Crocefisso” e l’intero ricavato sarà devoluto alle feste Giubilari che si svolgeranno a Magione dal 7 al 14 giugno 2026.

Se non hai potuto partecipare alla conviviale, ma desideri contribuire con una donazione puoi effettuare un bonifico C/O UNICREDIT BANCA Filiale di Magione

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MAGIONE ED IL SEGAVECCHIA

Il “Segavecchia” è una tradizione folkloristica che unisce cultura, storia, tradizione e divertimento. Questa celebrazione si svolge durante la Quaresima e coincide generalmente con la fine dell’inverno e l’inizio della primavera.

Le origini del Segavecchia affondano le radici in epoca pre-cristiana e sono legate a riti propiziatori originariamente legati all’agricoltura. Questo antico rituale simboleggiava la rinascita della natura e il passaggio dal vecchio al nuovo, rappresentando il ciclo di vita, morte e rinascita. La figura della “vecchia” era un simbolo di ciò che è vecchio e deve essere eliminato per fare spazio alla fertilità e alla prosperità della terra.

Nel Segavecchia “magionese” una maestosa quercia secolare diventa simbolo centrale della rappresentazione. La scena si apre con il fattore , intento a cercare tagliaboschi per abbattere la vecchia quercia. Entrano allora in scena i lavoratori, che, dopo aver stretto un accordo pecuniario con il proprietario, iniziano a colpire la base della quercia dando il via al suo abbattimento.

A questo punto, la storia assume toni più teatrali e burleschi. Un vecchio disperato fa il suo ingresso, lamentando la scomparsa della moglie. Quando la riconosce nella quercia abbattuta, il dramma si intensifica con il suo pianto inconsolabile. Viene interpellato un dottore, che, constatata la gravità della situazione, invita un carabiniere e un maresciallo per investigare. Ma nemmeno l’intervento delle forze dell’ordine può risolvere la situazione: la vecchia peggiora, sta morendo, e viene infine chiamato il prete, accompagnato dal chierichetto, per somministrarle l’estrema unzione. Tutto si svolge con toni grotteschi e un linguaggio colorito, il dialetto stretto tipico della tradizione popolare.

Quando sembra che la vecchia stia morendo, il colpo di scena arriva: si rialza improvvisamente e, tra lo stupore generale, si lancia in una danza festosa con il diavolo sotto gli occhi sbigottiti degli altri protagonisti. Il ritmo vivace della fisarmonica riempie l’atmosfera, mentre gli attori intonano un coro di ringraziamento al padrone di casa e agli spettatori.

In questa versione di Magione, la vecchia risorta viene poi portata via dal diavolo, chiudendo la rappresentazione con un tocco di ironia e mistero. Nel corso del tempo, il significato simbolico originario dell’evento si è attenuato, lasciando spazio al puro divertimento.

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